mercoledì, settembre 26, 2007

 

crimine rosè

Nelle mani giuste
G.Di Cataldo, 2007


“Romanzo criminale” m’era piaciuto.
Sia il libro che il film.
Più il libro del film, of course.
La storia avventurosa di gangster e malavitosi locali è molto avvincente.
Molto reale e probabile, dove le vicende private erano un tassello colorato e spietato del grande mosaico che va dalla microcriminalità al crimine organizzato, fino alla criminalità istituzionale.
M’erano piaciuti i personaggi, ben caratterizzati (anche quelli del coro) e comunque cattivi, tutti, mai elevati al rango di eroi moderni. M’era piaciuta la storia, sviluppata in un arco temporale lungo e significativo per raccontare l’evoluzione di legami e parentele malavitose.

Da questi presupposti sono partita per la lettura di “Nelle mani giuste”, sperando di trovarmi tra le mani (appunto) un altro affresco romanzato di gesta criminali che legano, in questo caso, l’alta finanza con la mafia.
Invece Di Cataldo ha preso l’andi di Moccia e situazioni o frasi svenevoli, quanto banali, costellano il libro. I ripetuti occhiolini ai personaggi dell’altro romanzo sono ammiccamenti biechi, che cercano di legare due scarpe spaiate. I fatti raccontati, frutto sicuramente di ricerche, vengono sviliti e svenduti sotto la forma di un romanzo tendente al rosa, che fa perdere interesse e credibilità a tutto.
Puntando sulle figure femminili e attribuendo loro il ruolo delicato, debole ed emozionale, Di Cataldo ha evidentemente sbagliato i suoi calcoli. Certe storie hanno bisogno di fatti e i sentimenti, dove ci sono, non devono diventare sentimentalismi.

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lunedì, settembre 24, 2007

 

1206° in 1h, 56', 12''


Correre la mezza maratona è meno mistico della maratona: dicono che la Madonna si faccia vedere attorno al 36esimo km.
A chi corre solo 21.097 metri viene lasciata la rosa celeste, da invocare attorno al 19esimo km, quando sai di esser quasi arrivato, ma il tracciato della gara prevede gli ultimi due km in falso piano (ovvero leggera salita). Oggi i polpacci ringraziano.

Comunque c’è soddisfazione nell’aria (nelle caviglie e nelle anche), per esser arrivata sotto le due ore con pochissimo allenamento da luglio a ieri.

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giovedì, settembre 20, 2007

 

accio accidentaccio

Il fasciocomunista
A.Pennacchi, 2003

Il fasciocomunista Accio (accidentaccio) Benassi è il giovane Holden de no artri, nel senso che è un romanzo di formazione incentrato sul tema dell’'adolescenza, il protagonista è di Latina, è logorroico ma simpatico e l’autore usa un linguaggio colloquiale come Salinger nel 1951. Con la differenza che l’autore americano creò una frattura con gli stili narrativi dell’epoca (il suo libro venne anche censurato), mentre Pennacchi lo usa per rendere la storia ancora più divertente, venandola di un’ironia mista a un’ingenuità provinciale.


Accio è confuso e roccambolesco. Per questo motivo è molto sicuro di sé e di quel che gli capita: si rende conto, ma in fondo non gli frega molto che spesso si lascia andare agli eventi, creando situazioni talvolta paradossali, ma sempre piene di vita.
I personaggi che popolano la sua storia sono normali e proprio per questo particolari: offrono continui spunti per riflessioni o vicende esileranti. Il cameo spetta all’incontro con Pasolini, il Poeta, a cui viene riconosciuta l’Autorità della Cultura, a cui donare tutto (anche fisicamente).

Il periodo storico a cavallo tra i ’60 e i ’70 è quello proprio dell’attivismo politico, quando gli estremi di destra e sinistra si fondevano e confondevano. Erano anni di baruffa politica e famigliare, in cui la società (rappresentata qui anche dalla sua cellula base, la famiglia) viene strattonata dal nuovo, proteso verso il cambiamento, e il vecchio che resiste, creando continue reazioni e situazioni di conflitto e lotta.

Lo stile narrativo mantiene costante l’attenzione del lettore: la storia segue il filo degli eventi, ma spesso divaga in riflessioni (sempre pragmatiche) o flash-back che non distraggono, anzi rapiscono e arricchiscono il contenuto. Ogni cosa Pennacchi la filtra attraverso gli occhi, le parole, gli atteggiamenti di un testimone inconsapevole del suo tempo e di una generazione. Nella sua storia non manca nulla di quello che ha colpito una generazione: la confusa consapevolezza politica, il divario tra fascismo e comunismo con in mezzo la DC, il sesso ‘libero’, l’autostop, la droga e la clandestinità armata. Dove tutto sembra sempre un gioco, fino alle tragedie finali che ci dicono quanto le nostre azioni quotidiane, anche se vissute con levità, possono avere ripercussioni pesanti sull’esistenza.

Pennacchi mette tutto insieme, in un grande pentolone e gira gli ingredienti in modo da rendere realistica la verosimiglianza della finzione letteraria.

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martedì, settembre 04, 2007

 

vedemmo pancho villa e la sua rivoluzione

anche se noi eravamo in chiapas, nelle terre di zapata, quello che dopo 80 anni dalla morte è ancora un simbolo. i cartelli lungo le strade statali dicono che la lotta è ancora viva e che da queste parti non si scherza: “avvisiamo i visitatori di non avventurarsi oltre questo segnale, poiché si sono registrate aggressioni ai danni dei turisti!”.
marcia indietro e amici come prima.
tra quelle montagne si leggono frasi come: “questo paese non paga le tasse perché non riconosce lo stato!”.
tierra y libertad
basta il sacrificio di una gallina a dio per essere in regola. anche questa è una forma di ICI, una tantum.
a san cristobal si viene svegliati alle 6 di mattina da colpi di mortaio e ti immagini il subcomandante tornato alla rivoluzione. per un attimo pensi che i passamontagna con il simbolo di marcos venduti al mercato non erano un gadget per il turismo solidale, ma un segnale per chi vuole aderire, finchè c’è tempo.
colpi di mortaio, ripetuti nel buio e nel sonno, come spari. poi le campane. poi ancora i colpi. finchè non c’è più tempo per dormire, chè da quelle parti ci si alza presto per andare in campagna e per andare al mercato.
alla rivoluzione ci pensino i turisti.

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venerdì, agosto 31, 2007

 

blackout

L’idea è originale (3 estranei chiusi in un ascensore a ferragosto) e la storia costruita in modo professionale (non per niente Morozzi insegna scrittura creativa), ma è poco coinvolgente. Certo la situazione non consente di raccontare molto: cosa vuoi che capiti dentro un ascensore? Per fortuna c’è il maniaco criminale a vivacizzare il racconto! Per questo motivo l’autore attinge dal passato dei protagonisti per dare un senso agli eventi che accadono nello spazio limitato, anche se l’uso del flashback in alcuni casi spezza il ritmo e l’attenzione si affloscia come un soufflè (la mia attenzione s’è afflosciata, of course).
Il finale non si può raccontare. Non lo conoscevo e sono felice di averlo scoperto leggendo. Peccato solo che una storia di fantasia diventi un’accusa moralistica, neppure tanto istruttiva, alla nostra Italietta. O forse è stata solo un’occasione persa.

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lunedì, agosto 27, 2007

 

alerta azul

Esaurito il jet leg, i crampi della fame alle 3.30 del mattino e quell’insofferenza di fondo che coglie dopo ogni viaggio, ripercorro la strada lontana attraverso le fotografie scattate.
La settimana scorsa faceva impressione guardare alla tv le immagini dell’uragano Dean e sentire che le rovine di Tulum erano in pericolo. Beh, ci eravamo stati pochi giorni prima e il pensiero di come, da un attimo all’altro, si possa cancellare tutto non è alla portata della mia mente. Il taxista, portandoci all’aeroporto, ci ha chiesto se scappavamo dal ‘ciclone’. Rideva. Ci sfotteva, cagasotto che non eravamo altro. Poi abbiamo capito che per loro era normale: ne hanno parlato più in Italia che le loro televisioni.

Per onor di cronaca, Dean ha preso in pieno il Belize e il distretto messicano di Quintana Roo, però se lo vogliamo chiamare Yucatan ...

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mercoledì, agosto 22, 2007

 

il mio nome è mai più

C’era solo l’imbarazzo della scelta, a New York, tra Tom Hanks e Paris Hilton.

Dopo aver scoperto che il nostro volo aereo era partito per Città del Messico senza di noi, grazie (nell’ordine):
- all’Alitalia che - come ogni compagnia - vende più biglietti del dovuto, organizza degli autobus da Torino a Milano ma non garatisce il posto sul volo e ha smarrito un bagaglio già a Malpensa (smarrimento riscontrato a New York, dov’è OBBLIGATORIO ritirare qualsiasi cosa imbarcata)
- al controllo certosino che a New York fanno di tutti i passeggeri, anche se in transito (mi hanno riscontrato delle doppie punte ai capelli)
- alla solerzia di un poliziotto statunitense che aveva deciso di farci vedere che loro sono gli sceriffi del mondo e quindi poteva arrestarci come e quando voleva perché là non eravamo in Italia
- all’Alitalia che ti fa arrivare all’aeroporto di Newark e partire da JFK (ovvero attraversare Manhattan di sabato pomeriggio) dicendoti che 4 ore di tempo sono ampiamente sufficienti
- a un’indisponente impiegata (non italiana) dell’Alitalia a JFK, che non capiva o non sapeva che siamo NOI contribuenti italiani il suo datore di lavoro (la signorina in questione mi ha detto non le importava se avevamo perso il volo per lo smarrimento del bagaglio: il volo da Milano era arrivato in orario; la signorina in questione ha affermato che erano solo affari nostri cos’abbiamo fatto prima di arrivare lì e come avremmo risolto il fastidio che le stavamo dando; la signorina in questione doveva mangiare l’insalata anziché scrivere la denuncia di smarrimento bagaglio: “a Newark dovevate farla, tornate là”).

Sapevamo che New York sarebbe stata dura, ma non così. Eravamo come Tom Hanks in ‘Terminal’ nelle 24 ore che abbiamo trascorso sui pavimenti dell’aeroporto, cercando di sopravvivere al fuso orario, alla stanchezza e allo stress, nonostante le piccole angherie e comportamenti meschini del personale interno. Questa è stata un’esperienza che non dimenticherò e che mi ha fatto apprezzare l’immensa ottusità di quel grande popolo.

Stati Uniti: terra dove la parola Libertà rimane una parola e la dignità di essere umano è un fattore opinabile.

Come se non bastasse, mi sono sentita come Paris H. quando in carcere non andava in bagno perché era spiata: provate voi a fare i bisogni in bagni che hanno le fessure delle porte di 2cm proprio in corrispondenza della tazza. Che se ti attardi un secondo di più c’è già la ronda a controllare cosa stai facendo (la cacca, perdio).
Ho messo un foulard in corrispondenza del varco, per la privacy; poi l’ho tolto: fanatici come sono, temevo sfondassero la porta.

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